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Le
organizzazioni non-profit hanno, rispetto alle imprese capitalistiche,
una certa difficoltà ad accedere al mercato del credito per il
finanziamento delle loro attività. Questo dipende da due fattori: •
Il fatto che spesso esse non hanno sufficienti garanzie patrimoniali,
reali o personali, da esibire alle banche per ottenere finanziamenti. • Le
imprese sociali non sono allettanti agli occhi degli investitori
proprio per la loro natura sociale che viene considerata un freno al
raggiungimento di un profitto consistente. Per questo motivo, per lo svolgimento delle loro attività, le imprese sociali attingono a diverse tipologie di credito: 1) Autofinanziamento 2) Ricavi da vendite o compensi di prestazioni 3) Contributi da privati 4) Finanziamenti pubblici 5) Finanza etica
Autofinanziamento E’ una risorsa generata dall’organizzazione stessa che poi viene investita nello svolgimento delle attività interne. Essa
è composta dalle quote direttamente versate dai membri
dell’organizzazione, come le quote di tesseramento e le sottoscrizioni
periodiche.
Ricavi da vendite o compensi di prestazioni Anche
le organizzazioni non-profit possono produrre beni e servizi,
soprattutto se sono organizzate come imprese sociali, ma questo tipo di
attività solitamente non porta entrate economiche sufficienti alla
produzione di utili per la continuazione in modo autosufficiente
dell’attività. Infatti, per via della natura di utilità sociale dei
servizi e dei beni offerti, l’interesse generale viene tutelato da
forme piuttosto basse di prezzo, non tipicamente di mercato.
Contributi da privati Possono
essere donazioni, finanziamenti a fondo perduto o finanziamenti per
determinati progetti. Una forma di finanziamento privato è anche la
destinazione alle organizzazioni non-profit del 5 per mille nella
dichiarazione dei redditi.
Finanziamenti pubblici L’erogazione
di risorse finanziarie pubbliche rappresenta la modalità più utilizzata
per stimolare interventi in campo sociale realizzati dalle
organizzazioni non-profit. Tali risorse possono provenire da vari soggetti dell’Amministrazione Pubblica: • soggetti nazionali (Stato e articolazioni periferiche) • regioni • soggetti locali (comuni, province, comunità montane) • altri enti con personalità giuridica pubblica • altri soggetti di diritto pubblico (ASL, aziende pubbliche di servizi) • soggetti europei (es. fondi strutturali della Comunità europea)
L’erogazione
di fondi pubblici ad organizzazioni non-profit è subordinato al
possesso di una serie di requisiti, giuridici e sostanziali che vanno
dall’iscrizione in determinati albi o registri all’effettivo svolgimento di attività rilevanti dal punto di vista sociale. Per
esempio: il DPR 309/90 (Testo unico sulle tossicodipendenze) che,
all'articolo 127, istituisce il Fondo nazionale di intervento per la
lotta alla droga, prevede il finanziamento solo di quei progetti
presentati da enti iscritti all'apposito Albo Regionale (a sua volta
previsto dall'articolo 116 del testo unico). Le imprese sociali
possono concorrere per utilizzare finanziamenti specifici per il
non-profit ma anche per quelli rivolti alle piccole e medie imprese. Molto
significativi sono i finanziamenti regionali e locali. In tutte le
regioni sono stati emanati provvedimenti (legislativi ed
amministrativi) con i quali si erogano contributi a fondo perduto e
finanziamenti agevolati alla generalità o a certi settori specifici del
volontariato. Inoltre vi sono una miriade di bandi indetti da
circoscrizioni, comuni e province.
E’ fondamentale, in questo
contesto, che vi sia all’interno dell’ente non-profit una persona che
abbia le competenze specifiche per l’individuazione (costante ed
aggiornata) delle fonti informative, per cogliere le opportunità
presenti a livello locale, provinciale, regionale, nazionale e
comunitario e che abbia competenze manageriali per la pianificazione,
programmazione, gestione e rendicontazione dei progetti per i quali si
richiede un finanziamento.
Un elemento negativo dei
finanziamenti pubblici è la lentezza burocratica con la quale questi
vengono erogati, spesso oltre al limite temporale stabilito, il ché
costringe gli enti non-profit ad anticipare le risorse economiche con
notevoli disagi di gestione dell’attività.
Le agevolazioni
fiscali sono un altro valido sistema di sostentamento al settore
non-profit. Numerose leggi prevedono sgravi fiscali o percorsi
privilegiati per l’ottenimento di fondi per quelle organizzazioni che
rientrino in determinati canoni e che rispettino regole previste dalla
normativa stessa. Per esempio: la legge 7 dicembre 2000, n.
383 “disciplina delle associazioni di promozione sociale”,
prevede per questo tipo di associazioni: • La
stipula di convenzioni con le amministrazioni pubbliche (Stato,
regioni, province autonome, enti locali e altri enti pubblici) (art.
30). •
L’accesso al Fondo per l’Associazionismo, finalizzato a sostenere
finanziariamente i progetti sperimentali elaborati anche in
collaborazione con gli enti locali per far fronte a particolari
emergenze sociali e per favorire l’applicazione di metodologie di
intervento particolarmente avanzate (art. 13). • L’estensione
delle provvidenze creditizie e fideiussorie previste dalle norme per le
cooperative e i loro consorzi alle associazioni che, nell’ambito delle
convenzioni, abbiano ottenuto l’approvazione di uno o più progetti di
opere e di servizi di interesse pubblico inerenti alle finalità
istituzionali (art. 24). • La
concessione in comodato – da parte di Stato, regioni, province e comuni
– di beni immobili e mobili di loro proprietà, non utilizzati per fini
istituzionali, alle associazioni di promozione sociale, per lo
svolgimento delle loro attività istituzionali ( art. 32). Altre
leggi (es. L. 11 agosto 1991, n. 266 - Legge quadro sul volontariato,
Legge 8 novembre 1991, n. 381 - Disciplina delle cooperative sociali)
contengono ognuna specifiche agevolazioni.
Finanza etica La
finanza etica prende piede in Italia negli anni Novanta con lo scopo di
reperire in modo specifico capitali per il mondo non-profit. L’obiettivo
che si pone è quello di contribuire a fare crescere il grado di
autonomia finanziaria delle imprese non lucrative, riducendo la
dipendenza dei contributi esterni, tenendo conto della particolare
natura di queste organizzazioni.
Vi sono due canali della finanza etica: • Forme
d’investimento che destinano una parte del rendimento maturato
dall’impiego del risparmio, al finanziamento delle iniziative
non-profit. Sono servizi erogati da banche o enti finanziari e si
tratta di conti correnti bancari e fondi comuni di investimento. Essi
vengono definiti etici perché i risparmiatori accettano che il loro
capitale venga
remunerato ad un tasso inferiore a quello di
mercato in modo da destinare la differenza ad organizzazione benefiche
o che operano nel sociale. Ma le logiche di investimento sono quelle
del profitto e il cliente non ha possibilità di decidere come verranno
fatti fruttare i propri risparmi, può solo decidere a chi donare una
parte dei ricavati di questi frutti. Trattasi più di una sorta di beneficenza che d’investimento vero e proprio. • Vi
sono, poi, soggetti specializzati con finalità non lucrative, che
svolgono la loro attività esclusivamente a favore del settore
non-profit. Questi enti, come per esempio la Banca Etica, mettono in
condizione l’investitore di partecipare alla scelta di come far
fruttare i propri risparmi, rivolgendosi esclusivamente ad attività
svolte dal settore non-profit. L'investitore etico è infatti colui
che non è unicamente interessato al rendimento delle proprie azioni, ma
vuole conoscere le ragioni di fondo che realizzano questa redditività,
le caratteristiche dei beni prodotti, la localizzazione dell'azienda e
verificare come vengano condotti gli affari. Questo secondo canale
può essere considerato la finanza etica vera e propria perché basa la
sua azione finanziaria su un codice etico orientato all’idea che il
credito sia, in tutte le sue forme, un diritto umano e che debba essere
utilizzato per attività sociali, rispettose dell’ambiente e della
persona umana.
Fonti Vincenzo Desideri, Terzo Settore e Finanza Etica, Edizioni Kappa, Roma, 2005, pagg.70-89. www.finanza-etica.it Riccardo Bemi, Le principali fonti di finanziamento pubblico delle organizzazioni non-profit, Associazione Intesa, Bologna 2003.
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